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VISITA ALLA CASINA REALE DEL FUSARO

Superato il caratteristico ponte in legno alle spalle della Villa del lago o Ostrichina si raggiunge l’isolotto naturale sul quale, nel 1782, fu ultimato il Real Casino di caccia del Fusaro voluto da Ferdinando IV di Borbone. Se sotto l’aspetto architettonico questo monumento è legato al prestigioso nome di Carlo Vanvitelli, sotto quello decorativo richiama il nome di uno dei più illustri paesaggisti del ‘700: Philipp Jacob Hackert.

La struttura è composta da due piani sovrapposti, ma non simili. Quello inferiore risulta più ampio a causa di due ambulacri posti l'uno verso nord, l'altro verso sud ed ambedue ai lati delle arcate frontali. Tra questi due ambienti e la sala centrale vi sono due vani semicircolari utilizzati come corridoio, quello a lato nord e come cassa scale, quello opposto, al lato sud. Queste aree furono adibite, nei secoli, a cucina, alloggi per il personale di servizio, dispensa e, più tardi, uffici e ripostiglio. Attualmente, dal mese di ottobre del 2001, gli ambulacri sono stati trasformati in "galleria degli ospiti illustri".

Accedendo a detti locali, oltre a provare la sensazionale suggestione di trovarsi sospesi sulle acque del lago, si possono leggere note biografiche e motivi di legame di autorevoli personaggi, che hanno segnato la storia d’Europa per oltre due secoli, con il sito Reale del Fusaro. L’intera dinastia dei Borbone, lo Zar di Russia Nicola I, il Principe di Metternich, Francesco I Imperatore d’Austria, sir William Hamilton, Giuseppe II d’Asburgo-Lorena, Gioacchino Murat per citarne solo alcuni, sono stati tutti ospiti della Casina Vanvitelliana, a conferma del fatto che non solo per svago e piacere il Fusaro divenne un importante punto di riferimento. Prima di lasciare l'ambulacro rivolto a sud, si possono ammirare le bandiere degli Stati di appartenenza di alcuni di questi importanti personaggi.

La sala circolare centrale del piano inferiore, destinata ad attività di relazioni ordinarie della famiglia Reale, dal mese di novembre 2001, è stata nuovamente arredata. Attualmente si possono ammirare un grande tavolo di forma circolare con decori in legno riportanti il ricorrente tema dell’ostrica tra un piede e l’altro. Intorno al tavolo i decori di numerose sedie ripropongono lo stesso tema. Sovrasta il tavolo, pendente dal centro della volta, un sontuoso lampadario di Murano. I quattro mobili a scaffalature, anch’essi riportanti il tema del guscio d’ostrica, sono sicuramente di più recente fattura. 

Su ciascuna mensola sono state collocate riproduzioni delle opere di Philipp Jacob Hackert ispirate alla caccia ed alla natura. "Caccia al cinghiale", "La famiglia reale durante la mietitura nella tenuta di Carditello", "il porto di Taranto", da una parte e "Caccia alle folaghe al Fusaro", "I figli di Ferdinando IV durante la vendemmia nella tenuta di Carditello", "Caccia di Ferdinando IV" dall’altra. I dipinti originali sono presso il museo di Capodimonte e la Reggia di Caserta. Di grande valore artistico appare invece il camino barocco in marmo verde. Al lato opposto ne era collocato uno simile, asportato durante la seconda guerra mondiale.

L’ambulacro del lato nord, attiguo alla cassa scale, era in origine destinato ad ospitare la Cappella del Real Casino del Fusaro ed in effetti risulta che proprio in quest’ambiente si trovavano dipinti di scuola settecentesca, olio su tela, raffiguranti S. Gennaro attorniato da angeli fra le nuvole, un quadro della Vergine Addolorata, la SS. Vergine Immacolata, S. Giuseppe con il Bambino, S. Caterina per indicarne solo alcuni. Di tale insistenza non ne rimane alcuna traccia. Dal mese di ottobre del 2001 in questo locale c’è l’altra parte della "galleria degli ospiti illustri". Spiccano personaggi del calibro di Gioacchino Rossini, Wolfang Amadeus Mozart, dei Re d’Italia Umberto I e Vittorio Emenuele III e del primo Presidente della Repubblica Italiana, Luigi Einaudi, ma anche del Presidente Giovanni Gronchi, nomi che lasciano intendere quale e quanta considerazione fosse riservata al Parco Vanvitelliano del Fusaro.

Nella cassa scale, dal mese di dicembre del 2001, sono state collocate alcune raffigurazioni che testimoniano lo stimolo creativo ed artistico che questo monumento riesce da sempre a suscitare. La prova è nelle innumerevoli interpretazioni dello stesso soggetto nonostante il trascorrere dei secoli. Sul primo pianerottolo, che s’incontra salendo, vi è un dipinto, olio su tela, che ripropone la Casina vista dal Cassone. Proseguendo troviamo tre riproduzioni di stampe del Lago Fusaro, visto da diverse angolazioni, di autori ignoti. Sull’ultima rampa, invece, si possono ammirare due delle più famose opere, sul medesimo soggetto, a firma di Gigante, la prima ed Hackert, la seconda. Chiude questo percorso a tema specifico un dipinto, olio su tela, rispetto all’ultima rampa di scale.

Il piccolo corridoio che segna l’accesso al piano nobile propone ancora due diverse rappresentazioni della Casina. A destra, entrando, troviamo quella a firma di Gigante, mentre a sinistra quella attribuita al Pitloo.

Superato detto ambiente si accede in quello che è, al tempo stesso, il posto più devastato e più incantevole del Real Casino del Fusaro. Entriamo nella particolare sala circolare del piano nobile ed attraverso gli ampi finestroni si ammira il meraviglioso paesaggio che circonda il Lago Fusaro.

Lo Scalandrone, le rovine di una patrizia villa romana, il Monte di Cuma e i resti dell’antica città, la fitta e ricca vegetazione del parco di quarantena, l’Epomeo che svetta imponente sull’isola d’Ischia, l’isola di Procida, Torregaveta e Monte di Procida, ancora tanta vegetazione lacustre e poi la stupenda costruzione, rosso pompeiano, dell’Ostrichina o Villa del Lago, in uno scintillio di luci e colori che si fondono tra l’azzurro del mare e del cielo, questo si può ammirare dal centro della sala semplicemente ruotando su se stessi.

Vanvitelli ed Hackert, però, attraverso il loro genio creativo, avevano fatto ancora di più. Il piano nobile presentava infatti uno splendido pavimento il cui colore di fondo era un raffinato azzurro pastello, con temi floreali e multiformi decori gialli. La volta era finemente affrescata con temi pertinenti alla caccia, alla pesca ed alla natura in genere. Le pareti invece erano state coperte da quelle che lo stesso Hackert, rivolto a J.W. Goethe, aveva definito la migliore opera eseguita per la corte di Napoli: il ciclo delle quattro stagioni. L’artista aveva pensato di intervallare ciascuna stagione con il panorama che si può ammirare attraverso le ampie finestre. I dipinti infatti, a grandezza naturale, quindi a tutta parete, presentavano la linea d’orizzonte esattamente coincidente con quella naturale del lago senza alcuna soluzione di continuità. Una fusione completa tra i suoi capolavori e quelli che la natura aveva generosamente distribuito intorno al lago. Una sintesi di tutti i luoghi più amati da Ferdinando IV.

Purtroppo i capolavori di Hackert scomparvero nel periodo che va dal 21 al 23 gennaio del 1799, durante i moti insurrezionali giacobini, prima dell’arrivo dell’esercito francese. Gli originari pavimenti furono invece rimossi dopo il secondo conflitto mondiale, ma anche quelli successivamente installati furono sostituiti nel corso di un discutibile restauro effettuato nel 1990 che portò alla messa in opera dell’attuale pavimentazione. La volta invece fu completamente rimossa.

Dal mese di dicembre del 2001 nella sala circolare del piano nobile della Casina Vanvitelliana, dopo oltre due secoli, sono tornate - sebbene copie dei bozzetti da ritenersi del tutto simili agli originali - le quattro stagioni di Hackert.

La primavera viene proposta attraverso una veduta di S. Leucio con il Volturno e, sullo sfondo, Piedimonte d’Alife ed il Matese. In questo dipinto l’autore richiama, con sorprendente occupazione degli spazi e varietà di soggetti, i temi della pastorizia.

L’estate, la più calda delle stagioni, offre una veduta molto suggestiva di Santa Lucia di Caserta, verso Mattaccone. Una località particolarmente cara a Ferdinando IV. In questa creazione la capacità descrittiva dell’artista appare notevolmente aumentata ed esalta un momento altamente significativo della vita nei campi: la mietitura.

L’autunno viene presentato nello scenario incantevole di Sorrento che mostra all’orizzonte il golfo di Napoli e le isole. E’ l’opera che concilia il maggior numero di soggetti, umani ed animali, impegnati in un’attività antica e nobile quanto la storia di un popolo: la vendemmia.

L’inverno chiude il ciclo pittorico delle quattro stagioni di Hackert. Offre una maestosa veduta della tenuta Reale di Persano con vista, all’orizzonte, dell’Alburno imbiancato di neve. E’ al tempo stesso celebrazione della più sentita e incrollabile passione del re: la caccia, descritta in ogni suo aspetto.

Questa era la sala circolare del piano nobile che può essere definita, senza alcuna esitazione, la sala delle meraviglie.

Procedendo oltre troviamo un corridoio sui lati del quale vi sono due ambienti di modeste dimensioni. Nella saletta di sinistra è stata sistemata, dal dicembre del 2001, una teca all’interno della quale sono stati esposti frammenti del pavimento originario della Casina Vanvitelliana. Ricoprivano il calpestio esterno, il piano inferiore, quello giallo tufo e marrone e il piano nobile, quello azzurro pastello. E’ sorprendente l’eguaglianza del colore tra i frammenti in esposizione e la tinta di parte di un decoro della volta che ancora insiste in quell’ambiente e che si spera di recuperare integralmente. Nella saletta di destra invece un’altra teca propone, attraverso fotografie e stampe d’epoca, le diverse soluzioni cromatiche adottate per la Casina Vanvitelliana del Fusaro. Quel che più colpisce di questo vano è la volta finemente e riccamente affrescata che dà una ancor più precisa idea di quel che doveva essere questa preziosa, unica testimonianza di arte, civiltà e cultura.

Superate le due salette, percorrendo l’ultima parte del corridoio, sui lati del quale trovano sistemazione, al lato destro, una riproduzione di Ferdinando IV in abiti rustici (Hackert) ed, al lato sinistro, una stampa raffigurante S. Gennaro tra le nuvole circondato dagli angeli (Anonimo), si accede alla terrazza. Ne sono quattro in tutto, molto ampie e non sono fra loro comunicanti.

Si ammira un panorama di eccezionale bellezza ed, in particolare, il tramonto rappresenta uno spettacolo unico al mondo che estasiò e continua ad estasiare, con immutata intensità, potenti, artisti e gente comune. E’ anche questo segno del misterioso e coinvolgente fascino che il Fusaro sprigiona. 

Nelle giornate di bel tempo è di ineguagliabile suggestione vedere l’immagine della Casina riflessa nelle calme e trasparenti acque del lago, come fosse uno specchio ed ancora vere e proprie colonie di pesci che disegnano strane figure geometriche mentre compiono straordinarie evoluzioni fra gli scogli o ancora i rocchi, proprio quelli voluti da re Ferdinando IV, pietre ammucchiate in una sorta di conca sulle quali venivano deposte le fascine con le ostriche perché queste non entrassero in contatto con il fango, disseminati, come tanti crateri, intorno all’isolotto.

L’opera meno appariscente, ma sicuramente di grande ingegno è rappresentata dal tetto, sorretto da un complesso sistema di travi e supporti che hanno garantito grande tenuta contro gli agenti atmosferici, ma anche notevole resistenza alla natura vulcanica dei Campi Flegrei.

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Questo è il sito del Centro Ittico Campano e Casina  Vanvitelliana sul lago Fusaro: la culla della cultura e storia dei Campi Flegrei!

Il Centro Ittico Campano ha sede nel Parco  Vanvitelliano del Lago Fusaro nel comune di Bacoli: località che insieme a Pozzuoli, Monte di Procida, Quarto e le isole di Ischia e Procida formano un vasto territorio denominato Campi  Flegrei sito ad ovest di Napoli.

Appartenenti ai Campi Flegrei sono pure le frazioni di località: Baia,  Miseno, Cuma, Fusaro.

Personaggi storici illustri hanno visitato questo territorio: i reali dei Savoia e Borboni, Hackert, Garibaldi, Einaudi, Murat, Rossini, Hamilton, per citarne alcuni.

La Casina Vanvitelliana ha molteplici denominazioni: Real Casino di Caccia, Palazzo Reale del Lago Fusaro, Casina Rossa, Casina del Re, infine, Casina di Pinocchio perché furono girate alcune scene del Pinocchio di Comencini. La denominazione più frequentemente utilizzata è, comunque, Casina Vanvitelliana dall'architetto Carlo Vanvitelli che la realizzò su commissione del re Ferdinando IV di Borbone.